"Simon Johnson, Premio Nobel, avverte di una crisi economica imminente peggiore del 2008."
Simon Johnson, Premio Nobel, avverte che la crisi economica del 2025 potrebbe superare quella del 2008, analizzando le cause e le conseguenze nel contesto attuale

Simon Johnson, Premio Nobel, prevede una crisi economica peggiore di quella del 2008.

L’economia globale si trova a un momento cruciale, e le dichiarazioni di Simon Johnson, Premio Nobel per l’Economia 2024, suonano come un campanello d’allarme. Questo rispettato economista del Massachusetts Institute of Technology (MIT) ha recentemente espresso le sue preoccupazioni in un’intervista esclusiva al *Sole 24 Ore*, durante il prestigioso Lindau Nobel Laureate Meeting. Johnson avverte che potremmo essere sull’orlo di una crisi finanziaria di dimensioni simili, se non superiori, a quella del 2008.

Il nuovo epicentro di questa potenziale crisi, secondo Johnson, si trova nell’ecosistema delle stablecoin, criptovalute progettate per essere collegate a beni stabili. Sebbene queste monete digitali promettano stabilità, nascondono insidie strutturali che potrebbero rivelarsi devastanti, come dimostrato dalla crisi di Wall Street quasi due decenni fa. L’economista sottolinea che, nonostante i recenti sforzi di regolamentazione negli Stati Uniti, il rischio rimane alto. Il Genius Act, la normativa che ha tentato di disciplinare il settore, ha in realtà creato un sistema simile a quello dei fondi del mercato monetario, caratterizzato da attività liquide a breve termine e depositi a vista, ma privo di protezione per i depositi stessi. Questo squilibrio potrebbe innescare un effetto domino devastante.

Johnson avverte: “È probabile che la maggior parte delle stablecoin non avrà problemi, ma alcune potrebbero trovarsi in difficoltà, con attività non completamente sicure che diventeranno illiquide”. In un clima di incertezza, gli investitori potrebbero decidere di disinvestire in massa, generando una fuga di capitali capace di travolgere il mercato e coinvolgere anche le banche tradizionali, proprio come accaduto nel 2008.

Un déjà vu normativo e finanziario

L’analisi di Johnson non si limita a un semplice allerta; egli evidenzia le inquietanti somiglianze tra l’attuale situazione e quella che precedette la crisi finanziaria globale. Negli Stati Uniti, la deregolamentazione è già in atto, con le grandi banche che spingono per ridurre i vincoli imposti dopo il 2008. “Questa tendenza è estremamente pericolosa”, avverte Johnson, sottolineando il rischio di ripetere un ciclo in cui le banche prosperano durante i periodi di crescita, ma trasferiscono le perdite sui contribuenti e sugli imprenditori quando le cose si complicano.

Richiamando il celebre libro *This Time is Different* di Kenneth Rogoff e Carmen Reinhart, Johnson afferma: “La storia si ripete, e purtroppo questo è ciò che accadrà con le stablecoin”. La sua analisi si fa ancora più incisiva quando si guarda all’attuale scenario politico negli Stati Uniti, dove Donald Trump, rieletto presidente nel 2025, continua a influenzare le politiche economiche e regolatorie. Johnson critica l’approccio di Trump, definendolo “controproducente per la crescita e la stabilità”. L’ex magnate immobiliare, noto per le sue posizioni populiste e protezionistiche, sta esercitando una pressione senza precedenti sulla Federal Reserve, ostacolando le strategie di controllo dell’inflazione e di gestione della politica monetaria.

Nonostante il suo ritorno alla presidenza, l’amministrazione Trump è sotto scrutinio per politiche che, secondo Johnson, minacciano il futuro industriale e la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. La crescente partecipazione delle Big Tech nella politica, unita alla loro alleanza con il governo per evitare regolamentazioni più severe, aggiunge ulteriori elementi di instabilità. Johnson prevede che questa situazione non potrà durare a lungo: “Ci saranno scandali, problemi di privacy e sicurezza che emergeranno, scatenando una crescente preoccupazione pubblica”.

L’Europa e la sfida dell’intelligenza artificiale e dell’energia

Mentre negli Stati Uniti la deregolamentazione e le tensioni politiche si intrecciano, l’Europa si trova in una posizione cruciale per affrontare le sfide tecnologiche e ambientali del futuro. Johnson sottolinea che il continente ha già “salito a bordo il treno dell’Intelligenza Artificiale”, ma esorta a non abbassare la guardia: “C’è ancora molto lavoro da fare per sviluppare applicazioni IA etiche e costruttive”.

Inoltre, l’economista invita l’Europa a sfruttare le opportunità offerte dalla transizione energetica e dall’innovazione tecnologica nel settore della difesa. A differenza degli Stati Uniti, che stanno riducendo il loro impegno nelle energie pulite, l’Europa ha la possibilità di assumere un ruolo di leadership globale. “L’energia pulita è una priorità imprescindibile per il pianeta e rappresenta un’opportunità straordinaria per il Vecchio Continente”, afferma Johnson, evidenziando l’importanza dei droni per il controllo aereo e la sicurezza futura.

In un contesto così complesso e in continua evoluzione, le parole di Simon Johnson servono da monito: la storia economica è ciclica, e le lezioni del passato non devono essere dimenticate.