Nuove misure americane sui semiconduttori
Gli Stati Uniti hanno deciso di alzare il livello della loro pressione sulla produzione di semiconduttori, avviando un nuovo capitolo nel conflitto tecnologico con la Cina. Recentemente, il governo statunitense ha comunicato la revoca delle autorizzazioni speciali che consentivano a colossi del settore come Samsung, Intel e SK Hynix di spedire i loro strumenti per la produzione di chip alle fabbriche cinesi senza affrontare una burocrazia complessa. Questa modifica, che entrerà in vigore dal 2 settembre 2025, rappresenta un cambiamento significativo nelle relazioni commerciali tra Stati Uniti e Cina.
Il programma veu e le nuove regole
Fino a poco tempo fa, queste aziende beneficiavano di un trattamento privilegiato grazie al programma “Validated End-User” (VEU), che semplificava notevolmente le procedure di esportazione. Ora, però, dovranno confrontarsi con un sistema molto più rigido, in cui ogni operazione richiederà un’approvazione individuale. Le unità cinesi di Intel a Dalian, le fabbriche di Samsung e le filiali di SK Hynix sono tra le più colpite da questa nuova normativa.
Impatto sulle aziende asiatiche e statunitensi
Questa decisione rappresenta un duro colpo, in particolare per Samsung e SK Hynix, che dipendono fortemente da queste strutture per la produzione di una parte significativa della memoria destinata al mercato globale. Tuttavia, non si tratta solo di un problema per le aziende asiatiche; anche le compagnie statunitensi che forniscono attrezzature per la produzione di chip, come Applied Materials, Lam Research e KLA Corp., potrebbero subire un calo delle vendite verso la Cina.
Opportunità per i produttori cinesi
In questo scenario, i produttori cinesi di attrezzature potrebbero approfittare della situazione, colmando il vuoto lasciato dalle aziende americane e rafforzando la loro posizione nel mercato locale.
Investimenti americani nella produzione interna
Nel frattempo, gli Stati Uniti non rimangono fermi. La politica americana sta cercando di stimolare la produzione interna di chip attraverso investimenti significativi. Un esempio è il massiccio investimento di circa 8,9 miliardi di euro da parte del governo, che ha portato a una quota di proprietà del 10% in Intel. Questa mossa, finanziata tramite il CHIPS and Science Act, evidenzia chiaramente l’intento di Washington di rafforzare la catena di approvvigionamento domestica e garantire che Intel rimanga un attore chiave nel panorama tecnologico statunitense.