Il panorama delle pensioni italiane si arricchisce di novità significative nel 2026, con l’introduzione di aumenti per coloro che hanno cessato l’attività lavorativa tra il 2021 e il 2024. Questo cambiamento, che ha generato un acceso dibattito, si fonda su un meccanismo di supplemento di pensione, concepito per valorizzare i contributi aggiuntivi versati da chi ha continuato a lavorare anche dopo il pensionamento.
Come funziona il supplemento di pensione?
È fondamentale chiarire che l’aumento non è automatico e si applica esclusivamente a chi ha accumulato nuovi contributi dopo la decorrenza della pensione. In altre parole, per poter beneficiare di questo incremento, è necessario aver continuato a lavorare e a versare contributi. Il supplemento può essere richiesto ogni cinque anni dalla data di inizio della pensione o dall’ultimo supplemento ricevuto, oppure una sola volta nella vita dopo due anni.
Aumento per i pensionati: chi ne ha diritto?
Questa opportunità è riservata a chi ha raggiunto l’età pensionabile, fissata a 67 anni per i lavoratori dipendenti. I beneficiari possono includere titolari di pensione principale, pensione supplementare o assegno ordinario di invalidità, iscritti all’AGO, alle gestioni speciali, alla Gestione separata o alle gestioni ex Enpals. È interessante notare che anche coloro che sono andati in pensione tramite cumulo o totalizzazione possono richiedere il supplemento, a condizione di aver versato nuovi contributi in una delle gestioni coinvolte.
Il 2026 si preannuncia quindi come un anno cruciale per chi ha lasciato il lavoro in quel periodo, poiché si apre la prima finestra temporale utile per richiedere il ricalcolo dell’assegno. L’aumento dell’assegno pensionistico dipende esclusivamente dai contributi versati dopo il pensionamento, risultando più significativo per chi ha lavorato a lungo o ha percepito redditi più elevati. Il sistema distingue tra i contributi maturati fino al 31 dicembre 2011, valorizzati con il metodo originario, e quelli successivi, calcolati con il sistema contributivo.
Esempio pratico di incremento pensionistico
Per comprendere l’impatto di questo supplemento, consideriamo un esempio pratico. Immaginiamo un pensionato che ha lavorato un anno dopo il pensionamento, guadagnando un reddito lordo di 30.000 euro. In questo caso, i contributi versati ammonterebbero a 9.900 euro, corrispondenti al 33%. Presentando la domanda a 69 anni, si applica un coefficiente di trasformazione del 6,024%, il che si traduce in un aumento annuo di circa 596 euro. Questo incremento mensile, distribuito su tredici mensilità, si aggira intorno ai 46 euro lordi, che andranno a sommarsi stabilmente all’assegno pensionistico.
Se il lavoro post-pensionamento si protrae per due anni, i contributi aumentano a 19.800 euro, portando a un incremento annuo che supera i 1.190 euro, con circa 92 euro mensili aggiuntivi. È importante sottolineare che il supplemento non viene riconosciuto automaticamente; deve essere richiesto attraverso i canali telematici dell’INPS, come il portale online, il Contact center o tramite un patronato.
Tempistiche e modalità di richiesta
In caso di approvazione, l’aumento decorre dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda, senza possibilità di ottenere arretrati. Per questo motivo, è cruciale presentare la richiesta non appena si apre la finestra utile, per non perdere importi che non potranno essere recuperati. Con queste novità, il sistema pensionistico italiano continua a evolversi, cercando di rispondere alle esigenze di chi ha dedicato anni al lavoro e ora si appresta a godere dei frutti del proprio impegno.

