Il 28 febbraio 2026 si avvicina e rappresenta una data cruciale per oltre 680.000 pensionati italiani. Non si tratta di un semplice appuntamento burocratico, ma di un momento determinante che potrebbe comportare la sospensione immediata delle prestazioni economiche pensionistiche e, in alcuni casi, la richiesta di rimborso per somme già percepite. L’INPS ha lanciato un allerta, segnalando un gruppo di beneficiari che non ha ancora presentato il modello RED, documento fondamentale per aggiornare i redditi percepiti nel 2025.
Prestazioni a rischio: cosa succede senza il RED?
La mancanza del modello RED colpisce principalmente le integrazioni collegate al trattamento minimo, le maggiorazioni sociali, gli assegni per il nucleo familiare e la quattordicesima mensilità. Queste somme sono essenziali per molti pensionati e la loro assenza può portare a una grave crisi economica.
La procedura è chiara: chi riceve prestazioni legate al reddito deve dimostrare annualmente di soddisfare i requisiti. Se non lo fa entro il 28 febbraio 2026, l’INPS interrompe l’erogazione delle prestazioni e potrebbe iniziare a recuperare le somme erogate in precedenza, considerandole non spettanti. In passato, questa situazione ha causato debiti improvvisi per molti pensionati, costretti a restituire cifre ingenti senza aver compreso le conseguenze della mancata dichiarazione.
I dati dell’INPS mostrano che una parte significativa di coloro che rischiano di trovarsi in questa situazione ha più di 75 anni, vive spesso da sola e non ha familiarità con strumenti come SPID o CIE, né con i canali digitali dell’ente. Questo rende l’adempimento di tali obblighi molto più complesso. Non si tratta solo di un problema di accesso al sito, ma di una vera e propria alfabetizzazione digitale. La digitalizzazione dei servizi pubblici, se non accompagnata da supporti fisici e intermediari affidabili, rischia di escludere proprio coloro che dovrebbero essere maggiormente tutelati.
Videoguide INPS: un aiuto non sufficiente
Per facilitare la compilazione del modello RED, l’INPS ha introdotto un sistema di videoguide interattive, disponibili tramite l’Area MyINPS, l’app IO e l’applicazione ufficiale INPS Mobile. Questi video, che spiegano come compilare e inviare il modulo, sono stati inviati anche tramite messaggi di sollecito agli utenti. Questa iniziativa rientra nel contesto del PNRR, che ha destinato fondi per semplificare i rapporti tra cittadini e pubblica amministrazione, rendendo una procedura complessa più accessibile.
Tuttavia, nonostante un incremento nella compilazione online del RED, che è passata dal 4,2% al 7,59% negli ultimi due anni, questo dato rimane comunque basso rispetto al totale. Ciò dimostra che, sebbene le videoguide siano uno strumento utile, non possono sostituire il supporto diretto, soprattutto per una fascia di popolazione che necessita di presenza, ascolto e accompagnamento. I CAF, i patronati e le sedi fisiche dell’INPS sono ancora fondamentali, ma spesso non riescono a soddisfare tutte le richieste, specialmente nei periodi di maggiore affluenza.
Il rischio è concreto: una scadenza mal comunicata o non compresa può trasformarsi in una penalizzazione sociale per chi non ha colpe, se non quella di non essere “nato digitale”. Anche il linguaggio utilizzato nei messaggi automatici o nei portali non è sempre chiaro. In molti casi, non è evidente che il termine del 28 febbraio sia perentorio e vincolante, e che i servizi legati alla pensione possano essere sospesi per mesi fino a nuova comunicazione.
In questo contesto, è chiaro che sono necessari interventi strutturali. Non basta affermare che gli strumenti sono disponibili; è fondamentale garantire che tutti possano effettivamente utilizzarli. Per farlo, il sistema deve tenere conto dei tempi, delle competenze e della realtà sociale di coloro che, ogni mese, dipendono dalla pensione per il proprio equilibrio economico.

